Giornate della Cultura Armena a Milano

Nel 2005 in Armenia si sono svolte sotto il patrocinio del Presidente della Repubblica Armena e del Presidente della Repubblica Italiana, le “Giornate dell’amicizia italo – armena”, per valorizzare i rapporti tra le due nazioni storicamente unite da solidi vincoli di amicizia.

In considerazione del successo dell’evento l’Ambasciata della Repubblica Armena ha patrocinato nel 2007 giornate di cultura Armena in Italia che si sono svolte a Roma e Venezia.

Per il 2008, su proposta della Commissione Cultura, il Consiglio di Zona 3 ha supportato l’organizzazione delle “Giornate della Cultura Armena a Milano”, dall’ 11 al 23 aprile.

Attraverso queste Giornate è stato possibile conoscere i differenti aspetti della cultura di un Paese lontano e di grande tradizione storica. Grazie a conferenze, mostre e momenti musicali è stato percorso un viaggio ideale nette tradizioni di un popolo.

La Comunità Armena, i cui membri si sono spesso distinti nel mondo delle professioni, è un esempio di lunga è proficua integrazione e di rispetto per il nostro Paese. Possiamo ben affermare che tante altre genti che hanno scelto di vivere in Italia hano da loro molto da imparare. Inoltre, proprio nel territorio della Zona 3 è presente sia il Consolato Armeno di Milano che l’unica Chiesa Apostolica Armena, sita in via Jommelli.
 
 
Nel 2005 si sono svolte a Yerevan, in Armenia, le Giornate dell’amicizia italo-armena, sotto l’alto patrocinio del presidente della Repubblica armena e del presidente della Repubblica italiana: un evento che ha inteso valorizzare i rapporti tra due nazioni storicamente unite da solidi vincoli di amicizia e di scambio culturale. Il successo straordinario dell’evento è all’origine del progetto di promuovere nel 2007 e nel 2008 le Giornate della cultura armena in Italia.
Il Comune di Milano, per iniziativa del Consiglio di Zona 3, ha sostenuto l’organizzazione di un ciclo di manifestazioni ed eventi culturali promossi dall’Unione degli Armeni in Italia e dal Consolato Onorario di Armenia a Milano. L’iniziativa, che si è tenuta dall’11 al 23 aprile, ha coinvolto anche il Politecnico di Milano, che ha ospitato una straordinaria mostra fotografica sull’archiettura armena, realizzata dal Centro Studi e Documentazione della cultura armena con il supporto e il patrocinio dell’Unesco e del ministero degli Affari Esteri italiano. L’archietettura armena, caratterizzata soprattutto dalla bellezza severa delle millenarie chiese, contribuisce a definire una cultura dalle chiare e forti tradizioni. Un popolo, quello armeno, sopravvissuto al genocidio e alle mire espansionistiche turche, al comunismo sovietico e ancora oggi resiste e cerca di crescere nel benessere e nella libertà in un contesto geopolitico complesso – l’Armenia è terra di confine tra aree di influenza americana e russa.
Il genocidio del 1915-23 e il difficile quanto ricercato rapporto con la Turchia sono stati il filo conduttore di queste interessanti giornate. Presso la Sala del Consiglio della Zona di Milano dove risiede il maggior numero di famiglie di origine armena che vivono nel capoluogo lombardo è stato possibile visitare la mostra fotografica di Armin T. Wegner sugli armeni in Anatolia. Riproduzioni delle fotografie scattate nel deserto di Der es Zor dall’ufficiale tedesco, testimone oculare di quella pulizia etnica che ha portato alla morte più di un milione e mezzo di persone. Wegner, membro del servizio sanitario tedesco al seguito del generale von Der Goltz, raccolse materiale fotografico, lettere, appunti e inviò tutto in Germania e negli Stati Uniti. A seguito della sua attività venne espulso dalla Turchia e richiamato in patria nel 1916. Fu un intellettuale libero e coraggioso, dottore in Diritto, scrittore e poeta, si battè in difesa delle minoranze perseguitate, arrivando anche a scrivere ad Hitler condannando i comportamenti antiebraici del regime. Arrestato e torturato dalla Gestapo, venne in seguito liberato e dal 1936 si trasferì in Italia, dove risiederà fino alla morte, nel 1978.
La pianificazione del genocidio avvenne tra il dicembre del 1914 e il febbraio del 1915 nell’ambito del primo conflitto mondiale, con l’aiuto di consiglieri tedeschi – essendo allora la Germania alleata della Turchia. La popolazione armena, che guardava all’Occidente per ragioni culturali e religiose, rappresentava un ostacolo agli occhi della classe politica turca, che vedeva nel nazionalismo estremo un antidoto contro l’irreversibile decadenza politica ed economica dell’impero ottomano. Le deportazioni ebbero inizio nel gennaio 1915. Il 24 aprile tutti i notabili armeni di Costantinopoli vennero massacrati. Il piano per lo sterminio proseguì attraverso l’eliminazione dei militari di etnia armena, precedentemente arruolati coattivamente. In seguito fu la popolazione nel suo complesso ad essere eliminata e rastrellata a partire dai propri villaggi; coloro che non erano stati uccisi vennero deportati in aree desertiche a morire di malattie e di stenti. Spesso la morte arrivò prima ad opera degli stessi soldati turchi «di scorta» o per mano di gruppi di predoni di etnia curda lasciati agire impunemente, spesso sobillati dal governo turco.
Il genocidio degli armeni è stato ufficialmente riconosciuto dal Tribunale Permanente dei Popoli il 16 aprile 1984, dalla Commissione dell’Onu per i Diritti dell’uomo il 29 agosto 1985, dal parlamento europeo il 18 giugno 1987. Come è noto, la Turchia non riconosce ancora le sue colpe passate, così come difficile e pericoloso permane ogni tentativo, da parte di alcuni uomini di cultura di questo paese, di operare una seria discussione sui fatti avvenuti. Ragioni legate al gioco delle alleanze internazionali non ha ancora consentito di esercitare nei confronti della Turchia le adeguate pressioni affinchè si compia quel processo di presa di coscienza collettiva, così come avvenuto in Germania per quanto concerne la Shoah. Un segnale molto positivo è arrivato di recente dal principale alleato in ambito Nato, gli Usa. La Commissione Esteri del Senato statunitense si è infatti chiaramente espressa per il riconoscimento del genocidio.
Fonte: Ragionpolitica
Autore: Gianluca Boari